Steve e Maccucciolino
Proprio stasera ho resuscitato il mio iBook 2005, fermo da un anno causa hard disk rotto. Mi sono deciso, ho cannibalizzato il portatile toshiba, rimontato l’iBook, avanzate dieci viti perché nel frattempo era arrivata la mia nipotina a lamentarsi che si annoiava e le ho dovuto accendere la TV su Rai YoYo. Richiuso, avviato, formattato il disco win, installato il sistema, e cazzo va ancora come nuovo, il mio vecchio iBook. Stasera mi è stato dato un vecchissimo iPod 30Giga. Dopo anni di inutilizzo ora è sottocarica. Sarebbe bello che la batteria vivesse un po’. Non ho mai avuto un iPod.
E dopo una serata all’insegna di prodotti Apple vintage ma che funzionano ancora (ma rassegnamoci, non esistono e non esisteranno più computer che durano decenni), torno a casa, lurko twitter nommando le Haribo e scopro che Steve Jobs non ce l’ha fatta.
Un genio, un innovatore, un visionario, uno che quando ti vende qualcosa sei tu che gli dici grazie e non viceversa, uno che ha guadagnato i miliardi nonostante avessero provato, più volte, a mettergli i bastoni fra le ruote, uno con una bella famiglia ed enormi soddisfazioni nel lavoro, uno dei pochi uomini che è riuscito a realizzare le sue più incredibili fantasie e a renderne partecipe la società di tutto il mondo.
È stato la persona forse che ha più influenzato questo modo di comunicare che noi chiamiamo “informatica”. Jobs non ha inventato nulla. Non ha inventato il pc, non ha inventato l’interfaccia grafica né quella gestuale, non ha inventato il lettore mp3, non ha inventato lo smartphone, non ha inventato i negozi online.
Jobs ha avuto ciò che nessuno come lui ha avuto: la lungimiranza di immaginare e creare il futuro, di farci salire tutti sul ponte dell’Enterprise. Ha raccolto invenzioni che giacevano nelle università, nei centri di ricerca e ha mixato il tutto tirandone fuori dei punti di svolta insindacabili nella storia della tecnologia. Che ormai è la nostra storia.
Non ha inventato niente, probabilmente. Ma è grazie a lui che abbiamo computer con le icone (“gli utenti del computer non accetteranno mai di lavorare senza il testo”, dicevano), abbiamo i font e la calligrafia a schermo, abbiamo prima il mouse e oggi il multitouch (“gli utenti dei cellulari non rinunceranno mai alla tastiera”, dicevano), abbiamo negozi online di dischi, film, libri, applicazioni… tutte cose che esistono già e si sarebbero sviluppate lo stesso, ma senza la visione, il genio, la semplicità di utilizzo e l’ergonomia, senza il design, senza l’hype e il carisma sarebbero rimasti progetti per pochi nerd.
Steve Jobs ha immaginato l’informatica, ha immaginato la telefonia, ha immaginato l’obiquitous computing che oggi abbiamo e ce l’ha dati in un formato e con un’esperienza che ci regalano gioia, soddisfazione, aspettativa come bambini a natale. Non è questione di essere fanboy. Esistono una marea di prodotti per tutti i gusti e tutte le tasche. Ma sarebbe ipocrita non dire che molti di questi esistono perché un signore, circondato dai migliori professionisti, ha, un giorno, immaginato il futuro e lavorato per renderlo il presente.
Ma un uomo che ha avuto tutto ed diventato una delle personalità più importanti oggi, un uomo che ha fatto la storia più di quanto ora riusciamo a comprendere, non è riuscito ad arrivare nemmeno a sessant’anni. Chissà se la delusione di essere stato eliminato dall’azienda che lui stesso aveva fondato abbia contribuito a far sbocciare il germoglio del male incurabile che lo ha ucciso e a cui ha resistito per anni. Io sono convinto di sì.
Ora dovrò spiegare a Cucciolino (iBook g4 2005, in attività), a Giraffino (iMac g4 2003, in attività), a Fantasmino (eMac g4 2002, a riposo) e a Bianchino (iPod 30Gb 2005, credo, speriamo in attività dopo anni di riposo) che da stasera sono orfani.